lunedì 8 febbraio 2010



Stamattina l'alba era veramente rossa....partiamo per L'Aquila, ho promesso a Antonietta Centofanti che saremmo venuti al sit-in contro il processo breve.
Mi piace mantenere le promesse.
Dal finestrino della macchina scorrono i fotogrammi di un inverno duro e grigio,di una
Pescara gonfia e fiera,di strade inutili,rotatorie nel deserto....quando arrivi a
L'Aquila te ne accorgi perchè aumenta sensibilmente il numero dei lampeggianti delle
auto di servizio,perché fa più freddo di altrove,perché ci sono ferite aperte dappertutto e tu vorresti coprirle con un pietoso velo… o una calda coperta.
Percorriamo la tangenziale,ci buttiamo nella città martoriata, traffico disordinato,pioggia gelida. E’sporco un po’ dovunque,c’è fanghiglia..
Ecco gli ombrelli variopinti dei diseredati,eccoli i genitori delle vittime ,si stringono l’un l’altro con i cartelli appesi al collo. Parcheggiamo,scendiamo,li raggiungiamo. Antonietta ci sorride.
Ci disponiamo in maniera da rallentare il traffico caotico e nervoso,le auto sono costrette al passo d’uomo,qualcuno pulisce il vetro con la mano e cerca di capire ,di leggere.
Molti sanno già.
Sono qui dalle 9, sotto una pioggia impietosa. Vorrebbero che il ministro Alfano passasse di qui ,vorrebbero potergli chiedere un po’ di attenzione ,giusto quella che ci vuole per capire. Non ci vuole molto per capire che se ti tolgono un figlio tu non chiedi altro che pareggiare i conti anche se sarai sempre creditore.
Vorrebbero sì processi brevi, ma per tutti, processi che fossero gestiti con più personale ,con più rapidità, senza esclusione di colpi, senza sconti per nessuno.
È da tempo che nessuno viene più a piantare i propri gonfaloni qui a L’Aquila,peccato. Adesso potrebbe servire portarsi dietro ognuno di noi il proprio corpo di 60\70 kg che sia lì,a pesare ,a respirare ,a sentir freddo. E invece sto corpo il più delle volte sta rannicchiato su una sedia a far ombra alla tastiera di un pc.
Lo sa questo il ministro che si è portato dietro non solo il suo ma quello di una sessantina di agenti di scorta, e sa anche sfuggire agli sguardi imploranti di quei genitori,o a quelli più sfrontati dei ragazzi dei comitati.
Non ripasserà di qui,non vedrà le foto sorridenti dei ragazzi,non incontrerà quelle persone così normali,così poco “contestatarie”,così dignitose e composte nel la loro sofferenza.
Gente che prima del 6 aprile non avrebbe mai pensato di partecipare ad un picchetto,a manifestazioni,di stare sotto l’acqua a rivendicare un diritto.
Sacrosanto.

lunedì 4 gennaio 2010

un terremoto infinito

nchieste complesse come quelle che devono accertare le responsabilità dei crolli e delle morti nel terremoto a L’Aquila potrebbero cadere nel nulla una volta approvata la legge sul processo breve. Resterebbero impuniti i colpevoli e non avrebbero giustizia i familiari delle vittime. Accadrebbe per la Casa dello Studente, dove sono morti otto ragazzi, per il Convitto nazionale, dove ne sono morti altri tre, ma non solo: accadrebbe per i numerosi palazzi che hanno sepolto decine e decine di cittadini. Tantissimi sono anche gli studenti morti nelle case in affitto.

“Fissare tempi contingentati per celebrare le cause senza fornire strumenti e risorse alle procure significa condannare alla prescrizione processi importanti”, sottolinea il Comitato Familiari Vittime della Casa dello Studente lanciando una petizione contro la legge sul processo breve.

Come risponde, invece, lo Stato alla necessità di giustizia e alle difficoltà di una città terremotata che tenta faticosamente di rialzare la testa? “E’ di questi giorni la notizia di un provvedimento del ministro Angelino Alfano circa tagli al personale giudiziario che andranno ad interessare in maniera rilevante anche il tribunale dell’Aquila“, fa sapere il Comitato. Come si pensa di accelerare i tempi della giustizia riducendo le risorse umane? E’ questo il trattamento riservato a chi ha perso quanto di più caro?

Da subito dopo il terremoto la procura dell’Aquila ha lanciato diversi sos chiedendo un rafforzamento del pool investigativo. Sembra infatti, come affermò il padre di una delle giovani vittime, che il pubblico ministero Fabio Picuti debba occuparsi da solo, sotto il coordinamento del procuratore Alfredo Rossini, delle inchieste del terremoto e di tutto l’ordinario della Procura dell’Aquila. I familiari degli universitari chiesero questa estate che almeno un magistrato fosse messo in condizione di seguire solo le inchieste sul sisma, senza doversi occupare anche dei furtarelli. Con tutto quello che è “venuto giù” a L’Aquila con il terremoto – per chi non lo sapesse – il lavoro dei magistrati è davvero complesso e delicato.

Per scongiurare che tutto finisca in un nulla di fatto, in occasione della fiaccolata ad otto mesi dal terribile terremoto, è stata lanciata una petizione contro il ddl per il processo breve. Chiunque può firmare. Le adesioni (nome, cognome, indirizzo) possono essere inviate ad Antonietta Centofanti, promotrice del Comitato Familiari Vittime Casa dello Studente (antoniettacentofanti@libero.it). Ed è importante fare il passaparola: la petizione DEVE girare il nostro Paese, per la giustizia a L’Aquila e in tutta Italia.