
Stamattina l'alba era veramente rossa....partiamo per L'Aquila, ho promesso a Antonietta Centofanti che saremmo venuti al sit-in contro il processo breve.
Mi piace mantenere le promesse.
Dal finestrino della macchina scorrono i fotogrammi di un inverno duro e grigio,di una
Pescara gonfia e fiera,di strade inutili,rotatorie nel deserto....quando arrivi a
L'Aquila te ne accorgi perchè aumenta sensibilmente il numero dei lampeggianti delle
auto di servizio,perché fa più freddo di altrove,perché ci sono ferite aperte dappertutto e tu vorresti coprirle con un pietoso velo… o una calda coperta.
Percorriamo la tangenziale,ci buttiamo nella città martoriata, traffico disordinato,pioggia gelida. E’sporco un po’ dovunque,c’è fanghiglia..
Ecco gli ombrelli variopinti dei diseredati,eccoli i genitori delle vittime ,si stringono l’un l’altro con i cartelli appesi al collo. Parcheggiamo,scendiamo,li raggiungiamo. Antonietta ci sorride.
Ci disponiamo in maniera da rallentare il traffico caotico e nervoso,le auto sono costrette al passo d’uomo,qualcuno pulisce il vetro con la mano e cerca di capire ,di leggere.
Molti sanno già.
Sono qui dalle 9, sotto una pioggia impietosa. Vorrebbero che il ministro Alfano passasse di qui ,vorrebbero potergli chiedere un po’ di attenzione ,giusto quella che ci vuole per capire. Non ci vuole molto per capire che se ti tolgono un figlio tu non chiedi altro che pareggiare i conti anche se sarai sempre creditore.
Vorrebbero sì processi brevi, ma per tutti, processi che fossero gestiti con più personale ,con più rapidità, senza esclusione di colpi, senza sconti per nessuno.
È da tempo che nessuno viene più a piantare i propri gonfaloni qui a L’Aquila,peccato. Adesso potrebbe servire portarsi dietro ognuno di noi il proprio corpo di 60\70 kg che sia lì,a pesare ,a respirare ,a sentir freddo. E invece sto corpo il più delle volte sta rannicchiato su una sedia a far ombra alla tastiera di un pc.
Lo sa questo il ministro che si è portato dietro non solo il suo ma quello di una sessantina di agenti di scorta, e sa anche sfuggire agli sguardi imploranti di quei genitori,o a quelli più sfrontati dei ragazzi dei comitati.
Non ripasserà di qui,non vedrà le foto sorridenti dei ragazzi,non incontrerà quelle persone così normali,così poco “contestatarie”,così dignitose e composte nel la loro sofferenza.
Gente che prima del 6 aprile non avrebbe mai pensato di partecipare ad un picchetto,a manifestazioni,di stare sotto l’acqua a rivendicare un diritto.
Sacrosanto.